Le stragi di mafia

Dopo la seconda guerra mondiale le famiglie appartenenti alla mafia siciliana iniziarono a farsi guerra tra di loro, difatti queste faide furono chiamate “Prima guerra di mafia” e “Seconda guerra di mafia”. Queste lotte vennero fatte per conquistare il controllo del territorio siciliano e si lasciarono alle spalle una scia di sangue che colpì non solo i membri delle cosche mafiose, ma anche componenti delle forze dell’ordine come il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso perché si stava occupando di Cosa Nostra e dei suoi componenti.
Lo Stato Italiano rispose alle guerre di mafia varando leggi per accedere ai conti bancari delle famiglie mafiose, ma non fu l’unico a prendere provvedimenti, infatti anche alcuni componenti di Cosa Nostra iniziarono a collaborare con lo Statoper far condannare i mandanti delle stragi.
Fra i tanti pentiti di Cosa Nostra vi è il boss Tommaso Buscetta, il quale incontrò nel 1984 per la prima volta il magistrato Giovanni Falcone. Quest’ultimo, grazie alle rivelazioni del boss, istituì insieme al magistrato Paolo Borsellino e al Pool Antimafia il Maxiprocesso di Palermo: questo fu il primo e vero colpo che lo Stato fece alla Mafia.
Grazie alle rivelazioni di Tommaso Buscetta, detto anche il boss dei due Mondi, la magistratura è stata in grado per la prima volta di fare una ricostruzione giudiziaria dell’organizzazione e della struttura di Cosa Nostra.
Il Maxiprocesso iniziò nel 1986, si svolse nell’aula bunker di Palermo e si concluse nel 1987; gli imputati furono più di 400, il verdetto finale comprendeva 19 ergastoli, 2665 anni di carcere complessivi, 11 miliardi e mezzo di multe e 114 assoluzioni.