I trattati di pace

Toccava agli uomini che erano stati gli avversari del fascismo, che non avevano voluto la guerra trattare le condizioni della pace, e in una posizione di ex-nemici dei vincitori della guerra.

Alcide De Gasperi, dal dicembre del 1945 capo del governo, è chiamato  a Parigi a ratificare il Trattato di Pace. Il 10 agosto 1946 De Gasperi di fronte alla Conferenza dei 21 stati vincitori della guerra inizia il suo intervento con l’amarezza di chi viene ancora considerato nemico.

“Prendo la parola – dice De Gasperi – in questo consesso mondiale e sento che tutto tranne la vostra cortesia è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.”

L’Italia deve sottostare alle decisioni delle grandi potenze, la più sofferta di queste decisioni riguarda l’Istria, che l’Italia deve cedere alla Jugoslavia di Tito. Non vi è nessun riconoscimento delle atrocità commesse dall’Armata di Tito, le tante vittime della violenza ideologica del comunismo jugoslavo e il dramma delle foibe che solo in tempi recenti nella stessa Italia troverà spazio per il ricordo ( giorno del ricordo 10 febbraio). Nel 1948 la popolazione giuliano-dalmata sarà costretta ad andarsene dall’Istria, è un moderno esodo di grandi dimensioni, circa 250.000 persone costrette ad andarsene dall’Istria, e non sempre accolte in modo positivo nel loro paese d’origine.