Il ’68 opinioni a confronto

Tratto da OGGI7

Marco BOATO Ricordare la rivoluzione del ’68 quarant’anni dopo “può essere non l’occasione di una celebrazione, che sarebbe ridicola, ma di una riflessione critica su quella importante esperienza”.

Il deputato dei Verdi Marco Boato, ex Lotta Continua, pensa siano “inaccettabili sia gli aspetti pateticamente nostalgici sia i rigurgiti di demonizzazione che ogni tanto appaiono”. Per Boato l'”aspetto più vitale del ’68 e’ stata la fortissima spinta di modernizzazione della società italiana sia dal punto di vista culturale che sociale, politico, religioso e dei rapporti interpersonali.

Risultati positivi che hanno avuto effetti su tutte le istituzioni e che sono vivi e validi ancora oggi. Fra questi lo statuto dei diritti dei lavoratori, la legge sull’obiezione di coscienza, il nuovo diritto di famiglia, il referendum del ’74 sul divorzio che non avrebbe avuto quell’esito senza il ’68, la riforma psichiatrica, la legge sull’aborto”. “L’aspetto più caduco del ’68 – sottolinea Boato – e’ quello ideologico.

Dopo una prima fase aurorale del movimento in cui fortissima era la spinta culturale e la dimensione anti-autoritaria, nella fase successiva c’é stata una forte ideologiz-zazione che non ha lasciato tracce positive, ha prodotto gli aspetti più critici degli anni di piombo anche se questi non sono frutto del ’68. Ci sono state pero’ forme di estremismo violento”.

 

Mario CAPANNA

“Il ’68 e’ stato il mondo che per la prima volta è riuscito a guardarsi e a vedersi scoprendo le lancinanti contraddizioni che lo attanagliavano e le possibilità di superamento e da allora lo sguardo su tutte le cose non è più uguale a prima. Ecco perché se ne parla ancora”. Lo dice Mario Capanna, leader a Milano del Movimento studentesco sessantottino. Ora presidente della Fondazione diritti genetici, Capanna ricorda il sit-in degli studenti del 15 gennaio 1968, al quale partecipò in Piazza San Pietro a Roma, per protestare contro le espulsioni dall’Università raccontato dall’Ansa e nel suo libro ‘Formidabili quegli anni’ ripubblicato in questi giorni da Garzanti con una nuova prefazione. “E’ stato – dice Capanna – il mio primo viaggio politico in cui per la prima volta ho dormito anche in cuccetta da Milano a Roma. L’Ansa ha raccontato quel giorno con un’oggettività rara. Seduti sotto l’obelisco di piazza San Pietro eravamo decisi a farci portare via di peso dalla polizia ma il Vaticano non è una controparte come le altre. Quando arrivò il buio non vennero accesi i lampioni della piazza. Volevano cancellare la protesta facendola inghiottire dalle tenebre, ma noi facemmo incetta di torce nei negozi vaticani trasformando il negativo in positivo, dando un’atmosfera unica alla manifestazione. Ce ne andammo però amareggiati dalla catastrofica notizia del terremoto del Belice, che avvenne proprio quel giorno”. Capanna sottolinea che oggi “nonostante la restaurazione dei poteri e il lamento sado-masochistico dei pentiti, nel luglio dell’anno scorso Papa Ratzinger, in vacanza sulle Dolomiti, ha parlato del Sessantotto facendo riferimento alla rivoluzione culturale di quegli anni. In senso opposto il presidente francese Nicolas Sarkozy quando cercava di braccare l’Eliseo disse che ‘tutti i mali vengono dal ’68’ per riuscire a raggruppare i voti di destra con quelli dell’estrema destra. Questo dimostra che tutti devono misurarsi con quel grande cambiamento epocale”. “Odio – precisa Capanna – l’amarcord ma questo non significa stare zitti. Quarant’anni è il tempo storico giusto per fare una rivisitazione storica scevra da passioni” e conclude: “guai a noi a pensare di riportare il ’68. Oggi occorre qualcosa di piu’ e di meglio. Non disperiamo, succederà qualcosa come capita al nuotatore quando è sott’acqua da troppo tempo”.

Renzo FOA

Il ’68 e’ stato “un moto di liberazione che però ha preso molti abbagli, primo fra tutti l’aver scambiato la parola liberazione con la parola libertà, e l’anti-democrazia con la democrazia. Sono passati 40 anni e il tempo ci ha aiutato a capire quali sono stati questi errori: così Renzo Foa, direttore del nuovo Liberal quotidiano, intervenendo al meeting internazionale Cambio di Stagione, organizzato dalla fondazione Liberal. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, i direttori del Sole 24 ore Ferruccio de Bortoli, del Tg2 Mauro Mazza, del Messaggero Roberto Napoletano, il consigliere Rai Gennaro Malgieri e il vice coordinatore di Forza Italia Renato Brunetta. Per de Bortoli, il ’68 ha lasciato ”un’eredità negativa, il mancato rispetto della persona, calpestata e umiliata”. Anche se “c’é stato un aspetto positivo, il concetto di partecipazione”. Secondo il direttore del Sole 24Ore, “é giusto che ci sia un’interpretazione critica del ’68”. E aggiunge: “Probabilmente nel ’68 qualcosa e’ stato anche spinto dall’idea che bisognasse cambiare i costumi e la politica, salvo le degenerazioni che ne sono venute. Il ’68, contraddicendo il merito e ribellandosi all’autorità, ha in qualche modo la grande responsabilità dell’assoluta immaturità civile e politica del nostro paese”. De Bortoli ritiene che “il ripensamento sugli errori fatti all’epoca non si è ancora concluso” e sottolinea: “Abbiamo avuto il mito di Che Guevara ma anche di Pol Pot, tramutati da personaggi della storia in icone che hanno trasformato il costume della società italiana”. “Non possiamo ogni 10 anni ricordare un non-evento e dire sempre le stesse cose”, sostiene Malgieri, per il quale nel ’68 ”il merito è stato demonizzato, così come la verità dei padri, e il pensiero unico ha prodotto un nichilismo le cui manifestazioni più evidenti non sono modelli strutturali politici, ma la mercificazione di tutto quello che una volta era avvolto nella sfera della dignità”. Brunetta da parte sua parla di “distorsione di massa dei valori borghesi che il ’68 voleva affermare e che invece ha contribuito a eliminare totalmente”. E conclude: “Prendiamo atto di questa grande mistificazione, per non parlarne più”.

Paolo CENTO

”Altro che occasione persa, il sessantotto fu un’occasione straordinaria di cambiamento e trasformazione della società italiana e non solo. Semmai ancora tutto da indagare è la ragione per cui pezzi e apparati dello Stato, insieme a manovalanza neofascista, utilizzarono la strategia della tensione con l’obiettivo di far degenerare quel movimento e con l’obiettivo di trasformare in senso autoritario la democrazia del nostro paese”. Lo dice Paolo Cento, dei Verdi, in merito alle dichiarazioni del leader di An Fini sul sessantotto. “A quarant’anni dal sessantotto – osserva – non sono accettabili revisionismi strumentali che niente hanno a che vedere con la necessità di una seria e rigorosa indagine storica su quel movimento e sulla stagione di cambiamento che seppe aprire negli anni successivi”