IRAN: dal 1906

Il primo Parlamento persiano si riunisce nel 1906 quando l’Iran ottiene la Costituzione. Durante la Prima Guerra Mondiale l’Iran è neutrale. Nel 1921 vi è il colpo di Stato di Reza Khan, che verrà incoronato impeeatore. Con lui inizia  la dinastia Pahlavi. Reza Shah cambia il nome del Paese e gli attribuisce il nome Iran, “terra degli ariani”. Anche nella Seconda Guerra Mondiale l’Iran non combatte perché si dichiara neutrale.Urss e Gran Bretagna non rispettano la neutralità dell’Iran e lo invadono. Reza è sospettato di nutrire simpatie per il nazismo, quindi per non rischiare che la sua famiglia perda il potere abdica in favore del figlio Muhammad Reza. Durante la guerra e nel dopoguerra vi è uno scontro tra il governo iraniano di tendenze nazionaliste e la Gran Bretagna per il controllo del petrolio. Nel 1953 Cia e inglesi organizzano un golpe, rimuovono il governo e permettono a Reza Pahlevi di rientrare a Teheran.

Nel 1957 viene istituita la polizia segreta Savak.

Nel 1963 vi è la rivoluzione bianca: lo scia’ vara una serie di riforme sociali e politiche e Khomeini, imam molto stimato dal popolo, viene esiliato. Nel 1975 lo scià mette al bando tutti i partiti ad eccezione di quello della Rinascita nazionale iraniana. (Rastakhiz). Il 9 gennaio 1978 nella città santa di Qom, studenti e mullah protestano in piazza a favore di Khomeini, accusato dalla stampa di essere omosessuale. Le forze dell’ordine sparano sui manifestanti e uccidono diverse persone. Seguono manifestazioni di commemorazione delle vittime di Qom cui lo scia’ risponde con una dura repressione. Il 7 settembre lo scià introduce la legge marziale. L’8 settembre è il “Venerdì nero”; in piazza Jaleh a Teheran l’esercito spara sui manifestanti e uccide 200 persone.Khomeini, che si trovava in Iraq per maggior sicurezza si trasferisce a Parigi.Il 10 dicembre, durante il mese sacro del martirio per gli sciiti, a Teheran si tiene una manifestazione di due milioni di persone, con nuovi scontri e nuove vittime.

Il 13 gennaio 1979 due milioni di persone chiedono il ritorno di Khomeini e l’abdicazione dello scià, che il 16 gennaio abbandona l’Iran. Il 1 febbraio Khomeini ritorna in Iran.

Il 15 febbraio viene costituito un governo provvisorio guidato dal laico Mehdi Bazargan. Khomeini annuncia che le donne devono indossare l’hijab, il velo islamico, sul posto di lavoro, le donne protestano e gli hezbollah, organizzazione libanese integralista aggrediscono le donne che manifestano. Il 31 marzo un referendum istituzionale con una maggioranza assoluta del 98,2% dei votanti approva la nuova Repubblica islamica. Khomeini ha una milizia armata che lo protegge.

Il  4 novembre un gruppo di studenti armati occupa l’ambasciata Usa di Teheran e prende in ostaggio 63 funzionari. Khomeini approva l’azione. Inizia una crisi tra Iran e Usa che durerà 444 giorni. Con un nuovo referendum viene approvata la Costituzione della Repubblica Iraniana. Nel 1980 alle prime elezioni presidenziali viene eletto  il laico Bani Sadr col 75% dei voti. In Iran inizia la rivoluzione culturale a partire dalla scuola. Il 25 aprile fallisce l’operazione “Artigli d’aquila” organizzata dagli Usa per liberare gli ostaggi dell’ambasciata di Teheran. Nel luglio vi è un tentativo di colpo di stato che viene scoperto e sventato  Ma le forze armate ne escono decimate, così come i gruppi politici nazionalisti e laici. Rafsanjani viene eletto presidente del Parlamento.

Il 22 settembre 1980 l’Iraq invade l’Iran. Comincia una guerra che durerà otto anni, fino al 1988. Il 20 gennaio 1981, mentre Reagan giura come presidente degli Usa, vengono rilasciati gli ostaggi dell’ambasciata di Teheran. Accusato di tramare contro la Repubblica islamica, il presidente Bani Sadr fugge in Francia, viene eletto presidente della Repubblica Mohammad Ali Rajai che verrà ucciso in un attentato.

Il 5 ottobre 1981 col 95% dei voti viene eletto presidente della Repubblica Ali Khamenei, che verrà rieletto nel 1985. La guerra continua con alterne vicende, vengono attaccate spesso le città.

Il 20 luglio 1987 il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva la risoluzione n. 598 che chiede la cessazione delle ostilità e il ritorno ai confini pre-bellici.

Nel luglio 1988 l’Iran accetta la risoluzione dell’ONU. Finisce la guerra. Khomeini sceglie una “soluzione finale” per i prigionieri politici: in 4 settimane le esecuzioni sono almeno 2.800.

Il 3 giugno 1989 muore Khomeini, Khamenei è nominato nuova Guida suprema.

Nel luglio 1989 Rafsanjani viene eletto presidente della Repubblica con il 94,5% dei voti.

Il 2 agosto 1990 l’Iraq invade il Kuwait. L’Iran condanna sia l’invasione sia il successivo intervento americano, ma rimane neutrale.

L’11 settembre 1990 vengono riprese le relazioni diplomatiche tra i governi di Teheran e Baghdad.

Nel 1993 Rafsanjani viene confermato presidente della Repubblica

Nel 1995 gli Usa impongono sanzioni petrolifere e commerciali all’Iran, con l’accusa di sostenere il terrorismo e di voler fabbricare la bomba nucleare.

Il 23 maggio 1997 Khatami viene eletto presidente della Repubblica col 69% dei voti. Nel 1998 scoppia una crisi diplomatica tra Iran e Afghanistan dopo che i Talebani uccidono 8 diplomatici e un giornalista a Mazar-i Sharif. Vengono uccisi numerosi intellettuali vicini all’area riformista. Nel 1999 vi è la vittoria dei riformisti alle elezioni amministrative, gli studenti scendono in piazza ma le manifestazioni vengono represse nel sangue. Gli studenti vogliono sapere il perché dell’uccisione di tanti intellettuali.

L’8 giugno 2001 Khatami è rieletto presidente della Repubblica per il secondo mandato col 77% dei voti.

L’11 settembre 2001 l’Iran esprime solidarietà agli Usa per gli attentati terroristici di New York e Washington. Poi l’Iran concede il diritto di sorvolo agli Usa per la guerra in Afghanistan e partecipa al processo di ricostruzione del Paese.

Nel Gennaio 2002 George W. Bush inserisce l’Iran nell’Asse del male, con Iraq e Corea del Nord.

Nel 2003 vi sono manifestazioni studentesche antigovernative a Teheran. Il 26 dicembre 2003 vi è un grave terremoto a Bam, muoiono 50.000 persone.

Nel 2005 Ahmadinejad viene eletto presidente della Repubblica dopo un ballottaggio contro Rafsanjani col 61,7% dei voti.

Nel 2006 l’Iran riavvia ufficialmente le attività di ricerca nucleare.

Il gruppo 5 + 1 (Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna + Germania) si accordano per un pacchetto di incentivi da offrire all’Iran in cambio della rinuncia al nucleare. Alle elezioni amministrative vincono i conservatori, ostili  ad Ahmadinejad.

Il 24 aprile 2007 il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva le sanzioni contro l’Iran. Si discute a livello internazionale sul fatto della ricerca nucleare in Iran, vi sono dubbi circa la effettiva ripresa della ricerca nucleare. Nel 2008 alle elezioni parlamentari vincono i conservatori vicini a Larijani, che è eletto presidente del Parlamento. Con un gesto senza precedenti, Ahmadinejad invia una lettera di congratulazioni al neo-eletto presidente Usa Barack Obama.

Nel 2009 in occasione del trentesimo anniversario della Rivoluzione, Ahmadinejad dichiara che accoglierebbe colloqui con gli Stati Uniti basati sul «rispetto reciproco».Però Khamenei dichiara che in Medio Oriente Obama sta compiendo gli stessi errori di Bush.

Il 12 giugno 2009 alle elezioni presidenziali Ahmadinejad vince col 63% dei voti mentre Mousavi denuncia brogli e si proclama vincitore. Ci sono manifestazioni in tutto il paese e la richiesta di nuove elezioni. Di nuovo vi sono scontri con la polizia, morti e arresti. Il 19 giugno la Guida suprema Khamenei guida la preghiera del venerdì a Teheran. Con un atto senza precedenti, dichiara di sostenere Ahmadinejad e ammonisce i candidati sconfitti dal continuare a fomentare la protesta. Il 17 luglio Rafsanjani guida la preghiera del venerdì a Teheran. Parla di crisi del sistema, invoca una «soluzione legale» e chiede il rilascio di tutte le persone arrestate dopo le elezioni. Dopo la preghiera, nuove manifestazioni con scontri e arresti. Il 3 agosto Khamenei investe ufficialmente Ahmadinejad del suo secondo mandato di presidente della Repubblica.

Nel maggio del 2010  sul nucleare l’Iran stringe un accordo con Turchia e Brasile per inviare l’uranio all’estero per l’arricchimento. Usa e occidente rimangono scettici. Non se ne fa nulla. Nel giugno 2010 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vara il quarto ciclo di sanzioni all’Iran per il suo programma nucleare: vi è una nuova stretta finanziaria e l’ampliamento dell’embargo sulle armi.

Nel febbraio 2011 in diversi Paesi dl Nord Africa comincia la cosiddetta “Primavera araba”. In agosto due cittadini americani, arrestati al confine tra Iran e Iraq, sono condannati a 8 anni di prigione per spionaggio. L’Iran annuncia che la centrale di Bushehr  è stata collegata alla rete energetica nazionale. Gli Usa accusano Teheran di essere alla base di un complotto per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington. L’Iran respinge le accuse. Novembre: nuovo rapporto AIEA sul nucleare iraniano. Vi sono assalti all’ambasciata Britannica di Teheran. La Gran Bretagna evacua lo staff diplomatico ed espelle personale diplomatico iraniano da Londra. I due Paesi non interrompono del tutto le relazioni diplomatiche. Vi sono nuove sanzioni Usa contro l’Iran, che minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz.

Nel 2012 l’UE approva l’embargo petrolifero contro l’Iran. Nelle elezioni legislative vince la fazione vicina a Khamenei, per Ahmadinejad una dura sconfitta. Sembra esserci un disgelo sul nucleare da parte del gruppo 5+1, vi sono colloqui a Mosca ma con un niente di fatto. Nel mese di luglio scatta l’embargo Ue sul petrolio iraniano. Segue una nuova tornata di sanzioni Usa contro l’Iran. Colpiscono chi permette all’Iran di vendere o trasportare petrolio.Vi è un grave terremoto nell’Azerbaigian iraniano con numerose vittime. In agosto vi è a Teheran l’incontro dei Paesi Non allineati e Morsi è il primo presidente egiziano a visitare la Repubblica islamica.

Nel 2013 vi sono nuovi colloqui sul nucleare da parte del gruppo 5+1 che si concludono con un nulla di fatto. Il 14 giugno il moderato Rowhani vince al primo turno le elezioni presidenziali col 50,7% dei voti. Così finisce il potere di Ahmadinejad. Rowhani va a New York per la tradizionale Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Vi è un avvicinamento tra USA e Iran: storica telefonata tra i presidenti Obama e Rowhani. Vi è un nuovo vertice sul nucleare a Ginevra tra Iran e Gruppo 5+1, ma la Francia fa saltare un accordo che sembrava fatto. Il dialogo però continua e il 24 novembre vi è l’accordo sul nucleare: Teheran sospende l’arricchimento dell’uranio al 20% in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Si avvia un processo di collaborazione.

Il 2014 è un anno in cui si intensifica il dialogo sul nucleare ma non si arriva ad un accordo definitivo: le parti si danno tempo fino al 1° luglio 2015.

Il 2 aprile 2015, dopo otto giorni di trattative, Iran e 5+1 raggiungono un accordo quadro sul nucleare, da realizzare entro il 30 giugno. Il 14 luglio a Vienna si arriva all’accordo sul nucleare tra Iran e Gruppo 5+1.

Il 16 gennaio 2016 l’AIEA (L’Agenzia internazionale per l’energia atomica) certifica il rispetto da parte iraniana delle condizioni concordate a luglio, quindi le sanzioni contro l’Iran vengono rimosse. Il presidente iraniano Rouhani riallaccia i rapporti con l’Occidente. La sua lista moderata vince le elezioni per il Parlamento.

Nel maggio 2017 Hassan Rouhani è rieletto presidente al primo turno con il 57% dei consensi.

L’8 maggio 2018 il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso l’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano raggiunto nel luglio 2015.

Il 5 novembre 2019 l’amministrazione americana ha imposto il blocco delle esportazioni iraniane di petrolio, con l’eccezione temporanea per i primi otto paesi importatori,  tra cui l’Italia, e l’ isolamento finanziario dell’Iran. Tali sanzioni sono anche di tipo secondario, ovvero possono gravare su società non statunitensi che intrattengono attività commerciali con l’Iran e contemporaneamente anche con gli Stati Uniti. In questa complessa situazione l’Unione europea ha deciso di sostenere l’accordo, cercando di salvaguardare le imprese europee dalle sanzioni americane e rafforzando il suo ruolo internazionale. L’UE sta infatti tentando di predisporre degli strumenti per bypassare l’isolamento finanziario dell’Iran: la possibilità di risarcimento dei danni derivanti dalle sanzioni secondarie americane agli operatori della UE e la creazione di un canale alternativo a quello vigente per le transazioni finanziarie internazionali (SWIFT), attualmente inabilitato dalle sanzioni dell’Amministrazione americana, per processare i pagamenti da e verso l’Iran. L’Iran ha un ruolo fondamentale nel mercato internazionale del petrolio essendo il quarto esportatore mondiale. Per l’Italia, l’Iran è il terzo fornitore di petrolio, con una quota sul totale pari al 12,2% nei primi otto mesi del 2018. L’Iran è anche un buon mercato di sbocco per l’export italiano. Ad oggi la quota del made in Italy è pari al 3,8% e potrebbe quasi raddoppiare nel caso in cui riuscisse ad esprimere a pieno il suo potenziale.

Il 2019 è anche un anno di proteste in Iran scoppiate a causa dell’aumento dei prezzi del carburante dal 50% al 200%, e che si sono scatenate contro il governo iraniano. Le proteste sono iniziate la sera del 15 novembre e nel giro di poche ore si sono diffuse in 21 città quando i video della protesta hanno iniziato a circolare online. Sebbene le proteste iniziassero come manifestazioni pacifiche, presto si trasformarono in violente rivolte contro il governo iraniano, che ha reagito in modo molto duro, bloccando l’accesso a internet a livello nazionale ma soprattutto sparando sui manifestanti dai tetti dei palazzi, dagli elicotteri e a distanza ravvicinata con mitragliatrici. La morte dei manifestanti ha provocato una reazione violenta da parte degli stessi che hanno distrutto 731 banche governative tra cui la banca centrale dell’Iran, nove centri religiosi islamici e statue del leader supremo, Ali Khamenei. Le proteste di fatto continuano.