La dottrina sociale della Chiesa Cattolica

La Chiesa interviene nella vita della società e sui meccanismi dell’economia con un giudizio morale che ha lo scopo di promuovere in tali campi il rispetto della dignità umana, la realizzazione della giustizia e la creazione di un ordine di pace.

La Chiesa, che vive in Cristo tutta la verità sull’uomo, non può non preoccuparsi di tutti gli aspetti della vita e vigilare perchè tutto venga indirizzato al Bene Supremo: è in questo senso che si interessa degli aspetti materiali del bene comune, non sostituendosi alla responsabilità degli uomini, ma indicando loro i criteri per impostare la vita della società in modo pienamente umano e rispettoso di tutti i diritti della persona.

Questo compito è stato assunto dalla Chiesa in modo specifico attraverso uno strumento specifico che si è andato formulando come “dottrina sociale cattolica”.

La dottrina sociale della Chiesa si è sviluppata nel secolo diciannovesimo, in quanto in tale secolo l’avvento della moderna società industriale, con le sue strutture produttive, le sue concezioni del rapporto tra stato e società e le sue forme di lavoro e di proprietà, ha condizionato in modo rilevante la vita dell’uomo, sia dal punto di vista materiale che culturale: questo forte condizionamento esercitato dalla società industriale sulla coscienza dell’uomo e sui suoi modi di esistenza ha provocato la Chiesa, portandola conseguentemente ad evidenziare le sue preoccupazioni e a formulare un giudizio articolato sulla nuova situazione.

La dottrina sociale della Chiesa, iniziata nel secolo diciannovesimo, si è poi sviluppata in tutto il secolo ventesimo fino ai giorni nostri mostrando come l’insegnamento della Chiesa si ponga in modo esplicito e permanente a difesa della verità dell’uomo.

L’insegnamento sociale della chiesa costituisce un corpo dottrinale, che si articola man mano che la Chiesa, alla luce della rivelazione e con l’assistenza dello Spirito Santo, interpreta gli avvenimenti della storia.

La dottrina sociale della Chiesa suggerisce principi di riflessione, formula criteri di giudizio, offre orientamenti per l’azione.

In questa direzione la Chiesa ritiene fondamentale che nell’azione sociale si tengano in considerazione le seguenti osservazioni:

– è contrario alla natura della persona umana e dei suoi atti ogni sistema in cui i rapporti sociali vengono completamente determinati dai fattori economici

– è moralmente inaccettabile ogni teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell’attività economica. Ogni teoria e ogni pratica che riduce la persona a strumento in funzione del profitto, rende l’uomo schiavo, conduce all’idolatria del denaro e contribuisce alla diffusione dell’ateismo

– la Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate al “comunismo” o al “socialismo”. Peraltro ha pure rifiutato, nella pratica del “capitalismo”, l’individualismo e il primato assoluto delle regole del mercato sul lavoro umano.

Come la regolazione dell’economia mediante la sola pianificazione centralizzata va contro la natura dei rapporti sociali, così la sua subordinazione alla legge del mercato non realizza la giustizia sociale. E’ quindi necessario favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune.

L’insegnamento sociale della Chiesa è caratterizzato dai seguenti fattori:

  1. A) La giustizia sociale

1) Lo sviluppo delle attività economiche e l’aumento della produzione si pongono come finalità quella di soddisfare i bisogni degli esseri umani.

La vita economica non deve far crescere la produzione dei beni e aumentare il profitto, come una realtà fine a se stessa, perchè essa è funzionale all’uomo nella sua integralità e a tutta la comunità umana.

Per questo l’attività economica deve essere pensata ed esercitata nel rispetto dei valori umani e della giustizia sociale.

2) Il lavoro umano è un mezzo naturale attraverso il quale l’uomo realizza il suo bene e quello di tutta la società.

Nel lavoro la persona deve poter esercitare e realizzare una parte delle capacità insite nella sua natura.

Ogni uomo deve poter trarre dal lavoro i mezzi di sostentamento per la propria vita e per quella dei suoi familiari: deve inoltre attraverso le sue capacità lavorative collaborare per rispondere alle necessità della comunità intera.

3) Ogni uomo ha libertà di iniziativa economica: metterà a frutto le proprie capacità per concorrere a realizzare un’abbondanza di cui tutti possano usufruire e per raccogliere dai propri sforzi i giusti frutti.

4) La vita economica è spesso conflittuale in quanto possono scontrarsi interessi diversi. Tali conflitti dovranno essere affrontati e risolti attraverso il dialogo e la contrattazione nel rispetto dei diritti e dei doveri di ogni parte sociale (i responsabili delle imprese, i rappresentanti dei lavoratori e, nell’ambito delle loro competenze, i pubblici poteri.)

5) Lo Stato deve salvaguardare le libertà individuali e comunitarie, la libertà della proprietà, una moneta stabile e servizi pubblici efficienti, in modo che ogni persona possa godere i frutti del proprio lavoro e quindi si senta stimolato a compierlo con efficienza ed onestà.

Lo Stato deve valorizzare la libera iniziativa sociale ed economica dei cittadini che si associano allo scopo di soddisfare bisogni comuni.

N.B. Importante è a tale riguardo il principio di sussidiarietà

“La socializzazione presenta anche dei pericoli. Un intervento troppo spinto dello Stato può minacciare la libertà e l’iniziativa personali. La dottrina della Chiesa ha elaborato il principio detto di sussidiarietà. Secondo tale principio, “una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali in vista del bene comune.”

6) I responsabili delle imprese nelle loro attività hanno il dovere di armonizzare il bene delle persone con l’aumento dei loro profitti, che non deve essere un valore unico e prioritario.

L’aumento dei profitti è comunque necessario in quanto permette di realizzare gli investimenti che assicurano lo sviluppo delle imprese e di conseguenza garantiscono l’occupazione.

7) Tutti gli esseri umani, senza nessuna ingiusta discriminazione, hanno diritto al lavoro.

In rapporto alle circostanze specifiche la società deve combattere la disoccupazione e aiutare i cittadini senza lavoro a trovarlo.

8) Il giusto salario è il frutto legittimo del lavoro.

Rifiutarlo o non darlo a tempo debito rappresenta una grave ingiustizia. Per definire a quanto ammonti il giusto salario si deve tener conto sia dei bisogni che delle prestazioni di ciascuno

9) Lo sciopero è moralmente legittimo quando rappresenta lo strumento inevitabile, o quanto meno necessario, in vista di un vantaggio proporzionato. Non è moralmente accettabile quando è accompagnato da violenze oppure è proclamato per perseguire obiettivi che non riguardano le condizioni di lavoro o che sono in contrasto con il bene comune.

10) E’ ingiusto non versare agli organismi di sicurezza sociale i contributi stabiliti dalle legittime autorità.

  1. B) Giustizia e solidarietà tra le nazioni

1) A livello internazionale, la disuguaglianza delle risorse e dei mezzi economici è tale da provocare un vero “fossato” tra le nazioni. Da una parte vi sono le nazioni ricche, che possiedono e incrementano i mezzi di sviluppo, dall’altra le nazioni povere che accumulano debiti.

E’ necessario promuovere uno spirito di solidarietà reale tra le diverse nazioni, le cui politiche nell’attuale scenario internazionale sono interdipendenti.

2) Le nazioni ricche hanno una grave responsabilità morale nei confronti di quelle che da se stesse non possono assicurarsi i mezzi del proprio sviluppo o ne sono state impedite in conseguenza di tragiche vicende storiche. Tale responsabilità, oltre ad essere un dovere di solidarietà e di carità, è un obbligo di giustizia in particolar modo laddove le nazioni povere sono state rapinate delle loro risorse.

3) L’aiuto diretto costituisce una risposta adeguata a necessità immediate, eccezionali, causate ad esempio da catastrofi naturali, guerre, epidemie… ma esso non basta a risanare i mali esistenti.

Occorre anche

– sviluppare un processo di riforma delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali perchè possano creare rapporti equi con i paesi meno sviluppati

– sostenere lo sforzo dei paesi poveri che sono alla ricerca del loro sviluppo e di una condizione economica dignitosa e autosufficiente

4) Alla base di ogni sviluppo completo della società umana sta la crescita del senso di Dio e della conoscenza di sè: è quindi importante il rispetto e la promozione della cultura, dell’educazione e della libertà religiosa

5) La Chiesa e i suoi pastori non hanno come compito quello di intervenire direttamente nell’azione politica e nell’organizzazione della vita sociale. Questa responsabilità devono assumersela in prima persona i fedeli laici che operano di propria iniziativa e in collaborazione con gli altri cittadini per il bene comune.

Anche se l’azione sociale può comportare una pluralità di vie concrete, lo scopo sarà comunque unico e consisterà per tutti i fedeli laici nel perseguire il bene di tutta la comunità umana; anche il metodo sarà unico, quello insegnato da Cristo.

Il cristiano è nella società testimone e operatore di pace e di giustizia.

  1. C) L’amore per i poveri

1) L’amore per i poveri appartiene alla natura della Chiesa ed è una costante della sua storia.

Tale amore per i poveri non riguarda soltanto la povertà materiale, ma anche le numerose forme di povertà religiosa e culturale.

2) L’amore per i poveri è inconciliabile con lo smodato amore per le ricchezze o con il loro uso egoistico

3) Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali.

Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono specificatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna e una pratica di giustizia che piace a Dio.

 

(Riduzione dal “Catechismo della Chiesa cattolica, 1992)