Negli States la nascita della protesta giovanile

berkeley-free-speech-protest-2

Dal 1955 negli Stati Uniti agiva il Civil Rights Movement, un movimento popolare che chiedeva diritti civili per le persone di colore, come primo passo verso una democrazia più libera ed ugualitaria. Oltre ai democratici e riformisti di vario genere, il movimento era fiancheggiato anche da diversi settori della sinistra, compreso il Partito Comunista. Non pochi cattolici, inquinati daversioni di quel “cattolicesimo sociale”; covato dalle nuove correnti teologiche, vi partecipavano con ardore. Tra questi vi era l’italo-americano Mario Savio, studente nell’ Università di California a Berkeley. Nel settembre 1964, tornando da un giro di proteste nel Mississippi, egli si mise alla testa d’una rivolta studentesca che si sparse poi per altri campus, sotto l’egida del Free Speech
Movement. La rivolta galvanizzò un ambiente già surriscaldato dalla
controcultura beat e hippie, innescando la serie di rivoluzioni studentesche che segneranno tutto il decennio, raggiungendo l’auge nel maggio 1968 parigino.
Dal discorso di Mario Savio
Il 2 dicembre 1964 quattromila studenti si ritrovano di nuovo nella Sproul Plaza e di nuovo quello studente, Mario Savio, prende il microfono. Questa volta pronuncia il breve discorso che resterà nella storia della grande oratoria americana. Non proprio Lincoln a Gettysburg, ma quasi: “Il rettore ci ha detto che l’università è una macchina; se è così,
allora noi ne saremo solo il prodotto finale, su cui non abbiamo diritto di parola. Saremo clienti dell’industria, del governo, del sindacato…  Ma noi siamo esseri umani! Se tutto è una macchina, ebbene… arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti fa stare così male dentro, che non puoi più parteciparvi, neppure passivamente. Non resta che mettere i nostri corpi tra le ruote e gli ingranaggi, sulle leve, sull’apparato, fermare tutto. E far capire a chi sta guidando la macchina, a quelli che ne sono i padroni, che finché non saremo liberi non potremo permettere alla
macchina di funzionare