Premessa

L’obiettivo primario dell’azione della Chiesa nel corso del ventesimo secolo è stata la promozione dell’uomo e della sua libertà.

Per far questo la Chiesa ha dovuto combattere una guerra senza tregua e senza confini contro i nemici dell’uomo che sono apparsi sulla scena del secolo in modo minaccioso e hanno operato con violenza mai vista prima: guerra, ideologia, repressioni d’ogni tipo, pacifiche riduzioni in schiavitù, sono state le forme con cui si è cercato più volte e da più parti di soffocare il cuore dell’uomo e di impedirgli di rivolgersi all’Infinito Mistero che dà senso ad ogni cosa.

La Chiesa ha dovuto passare dentro queste tragedie dell’umanità assumendosi il compito di difendere l’uomo e in questo è stata spesso l’unica luce di verità in un deserto di menzogna.

Nella assidua e secolare lotta che la Chiesa ha combattuto a favore dell’uomo e della sua libertà di essere si possono identificare i seguenti momenti:

1) la Chiesa si è posta con un no deciso di fronte alla tragedia della prima guerra mondiale, che proprio Papa Benedetto XVI ha definito con termini significativi ed appropriati “l’inutile strage”.

Quella guerra sarà il primo segno del male cui conduce la società atea, secolarizzata, nella quale, non essendovi più Dio, tutto diventa possibile, come sacrificare la vita di milioni di giovani per un piccolo e insignificante lembo di terra.

La guerra non avrebbe potuto essere il modo di risolvere le controversie tra le nazioni, che avrebbero trovato nel dialogo e nel negoziato una reale possibilità di soluzione: il Papa più volte lo chiederà, ma la sua invocazione rimarrà del tutto inascoltata, e i giovani continuarono a morire letteralmente per niente.

2) dal 1917 alla fine della seconda guerra mondiale la scena mondiale fu dominata dai totalitarismi (uno, quello comunista, durò fino al 1989).

I totalitarismi (nazismo, comunismo e per alcuni storici anche il fascismo) sono ideologie che si impongono con la violenza invadendo in ogni sua parte la vita dell’uomo e della società e impedendo programmaticamente ogni forma di libertà personale e sociale.

L’uomo che ha eliminato dalla vita Dio lo sostituisce con il nuovo idolo moderno, la società perfetta nella quale l’uomo si realizza pienamente e vede soddisfatto ogni suo bisogno: nel nazismo sarà la razza ariana il soggetto che edificherà la società perfetta, nel comunismo la classe operaia, nel fascismo la classe medio-borghese. Il metodo di realizzazione sarà identico per tutti: la violenza, con la repressione di ogni libertà fino all’eliminazione fisica di chi si oppone, di chi rivendica qualsiasi diritto, di chi pensa in modo diverso. Non c’è in questo alcuna differenza tra i lager nazisti e i gulag bolscevichi.

La Chiesa ha affrontato questo momento così tragico e difficile della storia del Novecento con un chiaro ed esplicito giudizio: Papa Pio XI (1922-1939) ha condannato pubblicamente e successivamente il fascismo, il nazismo e il comunismo, rispettivamente con le tre Encicliche: Non abbiamo bisogno ( 5 luglio 1931), Con profonda ansia (21 marzo 1937) e Divini Redemptoris (19 marzo 1937).

Egli espresse a più riprese la condanna della Chiesa nei confronti dell’ateismo che non solo nega Dio, ma ne crea uno nuovo, lo Stato, che avrebbe dovuto rappresentare l’ambito di appartenenza totale ed esclusivo dell’essere umano. Pio XI, se condanna i totalitarismi, lo fa per una concezione positiva dell’essere umano: infatti per il Papa, in continuità con la tradizione della Chiesa, l’uomo non può essere definito dallo Stato, ma dal suo desiderio d’infinito.

3) la Chiesa ha sempre avuto chiaro che i totalitarismi erano realtà costruite contro l’uomo, però non sviluppò una pura e giustificata reazione contro di essi, perché sapeva che per il suo compito dentro la storia doveva garantirsi una libertà di espressione e di vita: infatti solo rimanendo presente dentro la società, pur dentro le contraddizioni e le difficoltà che questo implicava, la Chiesa avrebbe potuto continuare la sua opera a favore dell’uomo e sradicare il male di ogni totalitarismo.

Per questo la sua azione, improntata a concretezza e prudenza, si pose come obiettivo prioritario la salvaguardia della propria libertà in forza della quale poter continuare una presenza educativa in mezzo al popolo e salvare il maggior numero di vite umane.

La Chiesa in base a questi presupposti ideali fece scelte concrete, sempre dettate dallo scopo di realizzare il bene dell’uomo: queste scelte spesso non furono capite e la Chiesa dovette soffrire molto di queste incomprensioni, determinate da una cultura pregiudizialmente anticristiana.

Tra queste scelte quella più importante fu la decisione di stipulare con gli stati un tipo di accordo chiamato “Concordato”, come quello stretto con lo Stato Italiano nel 1929 in pieno regime fascista o quello stipulato con il governo nazista nel 1933. Il Concordato è un accordo che la Chiesa stabilisce con uno stato allo scopo di garantirsi libertà di vita, di espressione e di azione all’interno del territorio nazionale. I Concordati sono dettati da una situazione di necessità: la Chiesa scelse di operare secondo questa modalità perché di fronte ad un dato di fatto, che era la forma politica di quel particolare stato, voleva garantirsi comunque lo spazio per portare avanti la sua opera di bene per ogni uomo. Non è mai stata intenzione della Chiesa quella di stipulare un Concordato per avallare una qualsiasi forma di potere politico, anche perché sarebbe stato contrario allo scopo stesso per cui la Chiesa ha scelto la via dei Concordati come modalità del suo rapporto con gli stati.

4) la Chiesa passò dentro la seconda guerra mondiale esprimendo un chiaro giudizio di condanna per la grave e disumana tragedia causata dai totalitarismi e proponendo un metodo preciso per costruire una pace duratura nel mondo: ma il suo intervento non si limitò a quello del giudizio e delle proposte, perché mise in atto uno spirito di condivisione delle sofferenze di tutti gli uomini, trascinati dai totalitarismi in quell’avventura senza ritorno.

Pio XI incarnò questo spirito di giudizio e di condivisione: egli cercò in tutti modi di evitare il conflitto, nei suoi radiomessaggi natalizi indicò più volte la strada per la pace, portò aiuto alle popolazioni travolte dal conflitto, infine salvò la vita a numerosi ebrei, testimoniando in che modo si debba intervenire in situazioni così difficili e contraddittorie.

5) nella difficile situazione postbellica la Chiesa fu vicina ai popoli e li sostenne nella faticosa opera della ricostruzione morale e materiale. Molti vescovi (un esempio per tutti è a Milano il card. Schuster) soffrirono e lavorarono con la gente, animati dalla speranza di un mondo finalmente più umano e più libero. Nell’Est Europeo questi vescovi finirono come molti dei loro fedeli nelle carceri dei regimi totalitari.

Di fronte allo scenario del Terzo Mondo, che aveva avviato un processo di liberazione dalla colonizzazione, ma che evidenziava in modo sempre più grave le profonde contraddizioni di uno sviluppo diseguale, il giudizio della Chiesa fu sempre chiaro: nello sfruttamento degli uomini e delle risorse si indicava la responsabilità dell’Occidente ricco e sviluppato, ma, senza cedere alle tentazioni rivoluzionarie, si suggeriva la strada pacifica della valorizzazione e della solidarietà per costruire un mondo in cui a ciascuno sia dato il necessario.

Durante il periodo della guerra fredda la Chiesa continuò nella sua opera di pace, che divenne evidente con l’avvento al soglio pontificio di Papa Giovanni XXIII. Questo Papa, soprannominato il “Papa Buono”, si adoperò in modo instancabile nella direzione della pace e favorì una certa distensione tra le grandi potenze.

6) Giovanni XXIII e Paolo VI furono gli artefici del Concilio Vaticano II, un grande evento per la Chiesa e per il mondo.

Attraverso il Concilio la Chiesa riprecisava la sua natura, totalmente determinata dall’essere Presenza reale ed efficace di Cristo: a partire da questa riscoperta della sua identità la Chiesa si poteva così rivolgere all’uomo con un annuncio di speranza e con una capacità di dialogo che nessun altro aveva.

Paolo VI nel suo lungo pontificato fu un esemplare testimone dell’apertura all’uomo, di cui la Chiesa è capace, non per una sua particolare dote, ma perché in essa vive Cristo, il Dio che facendosi uomo ha risposto ad ogni esigenza umana. Giovanni Paolo II, “il Papa Polacco”, che gli successe nel 1978 dopo il breve pontificato di Giovanni Paolo I, continuò l’opera dei suoi predecessori e nella sua indefessa attività, come nei suoi innumerevoli viaggi in ogni parte del mondo, mostrò una Chiesa tutta protesa a cercare l’uomo per comunicargli che la felicità, cui il suo cuore tende, è possibile viverla in Cristo.

7) Durante il pontificato di Giovanni Paolo II è avvenuto il fatto estremamente significativo del Crollo del Muro di Berlino (1989): con questo evento si è avuta la fine del comunismo e con esso di tutte le ideologie, la cui menzogna è stata definitivamente svelata.

Il 1989 è una data storica che apre una nuova epoca in cui l’uomo potrà ritrovare il suo vero volto, caratterizzato dall’apertura al mistero.

Giovanni Paolo II ha più volte sottolineato che fine del comunismo non significa vittoria del capitalismo materialista: infatti con la caduta del Muro di Berlino non si chiude con un’ideologia per aprire le porte ad un’altra, bensì si inizia un percorso che ha come scopo quello che l’uomo torni ad essere ciò che è, una creatura libera alla ricerca dell’abbraccio e della tenerezza del Suo Creatore, in cui poter godere della felicità e dei beni della terra.

8) Alle soglie del Terzo Millennio la Chiesa si trova di fronte ad una sfida che è sempre più radicale, perché posta al cuore della questione umana: si tratta della sfida sul senso dell’esistenza, una sfida decisiva per l’uomo contemporaneo, che giace vittima del nichilismo dominante, la cui morsa riduce il valore della realtà ed esaurisce la vita nella ricerca ossessiva e insoddisfacente del piacere che si spegne con l’attimo che fugge, lasciando l’uomo nella disperazione.

Giovanni Paolo II, pontefice di questo secolo ormai alla fine, ha sempre avuto chiaro il metodo per affrontare e vincere questa sfida, giustamente considerata il nuovo segno dei tempi: il metodo consiste nella nuova evangelizzazione, attraverso la quale la Chiesa è chiamata a presentare all’uomo la proposta cristiana come l’unica che risponde agli interrogativi ultimi del cuore umano.

E’ assumendosi la testimonianza viva di Cristo che la Chiesa dà il suo contributo alla costruzione di un mondo in cui finalmente l’uomo potrà vedere e vivere “la civiltà della verità e dell’amore”.